I laboratori si terranno presso:

 

AL MOMENTO I LABORATORI CON LA PRESENZA IN SALA RISULTANO SOSPESI

 

Centro Incontrando - Via delle Quattro Fontane 21c (Via Nazionale) Roma

 

Lunedì          dalle ore 18:00/18:30 - alle ore 20:00/20:30

Lunedì          dalle ore 20:00/21:00 - alle ore 22:00/23:00

Giovedì         dalle ore 16.30             alle ore 18.15

 

Unitre - Via Mura dei Francesi - Ciampino (RM)

 

Martedì          dalle ore 17.00 alle ore 18.30 

Martedì          dalle ore 18:30 alle ore 20:30 

Martedì          dalle ore 20:30 alle ore 22:30

Mercoledì      dalle ore 16:30 alle ore 18:30

Mercoledì      dalle ore 18:30 alle ore 20:30

Giovedì          dalle ore 18:30 alle ore 20:30

Giovedì          dalle ore 20:30 alle ore 22:30

 

Bambini - Via Icaro - Ciampino (RM)

 

Venerdì          dalle ore 16.30 alle ore 18:00

 

 

 

I corsi del laboratorio teatrale, rivolto agli adulti e amatori del teatro che intendano sperimentare e crescere personalmente o artisticamente nella dinamica del laboratorio espressivo teatrale, attraverso l’apprendimento tecnico, il confronto con se stessi, e la capacità socializzante.

I corsi, che durante l’anno si arricchiscono di momenti di approfondimento, si basano sulle seguenti aree di pratica: il corpo, la voce, l’ improvvisazione, l’azione performativa, la messa in scena.

 

Studio del corpo: attraverso l’utilizzo di tecniche come il movimento libero che attinge alla spontaneità e alla potenzialità di ognuno, nella propria diversità e nella propria personale capacità di espressione.

 

Improvvisazione, intesa sia come attività ludico-propedeutica, sia come socializzazione, sia come tecnica di allenamento e ricerca espressiva, sia come genere teatrale.

 

Azione performativa: è lo spazio sperimentale in cui tutte le tecniche confluiscono e si mescolano in modi e forme sempre diverse,  riunite nell’applicazione di un testo scritto.

 

Messa in scena: è il momento conclusivo, che vede il gruppo cimentarsi con la scena, il testo, il pubblico, con generi, testi e performance di vario tipo.

 

 

Studio della voce: esplorazione e controllo dello strumento vocale attraverso tecniche di respirazione e vocalizzazione, improvvisazione e applicazione, per espandere e potenziare e acquisire la capacità di gestione ritmica ed espressiva della voce; allenamento sui testi e sui generi attraverso differenti modalità di allenamento per educazione alla pronuncia e alla dizione.

 

Il corso si articola in 10 lezioni 1 volta la settimana per la durata di un'ora e trenta minuti

 

I laboratori si terranno presso:

 

Centro Incontrando - Via delle Quattro Fontane 21c (Via Nazionale) Roma

 

Unitre - Via Mura dei Francesi Ciampino (RM)

 

Progetto Laboratorio
Le diverse fasi del laboratorio teatrale
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La Lettura Espressiva
per bambini e adulti
La Lettura Espressiva.pdf [112.66 KB]
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Essere o non essere: questo è il problema.

Se sia più nobile tollerare le percosse di una sorte oltraggiosa,

o levarci a combattere tutte le nostre pene e risolutamente finirle?

Morire, dormire… null’altro.

E con il sonno dar termine agli affanni dell’animo e alle altre infinite miserie che sono l’eredità della carne.

Ecco una fine da bramarsi devotamente!

Morire, dormire… Dormire. Sognare forse.

Ma qui è l’intoppo: perché in questo sonno di morte, una volta liberati di questa spoglia mortale, quali incubi ci perseguiteranno?

Ecco cosa ci ferma!

E’ proprio questa idea che ci fa reggere tanto a lungo la sventura di vivere:

chi sopporterebbe altrimenti il flagello e le offese del tempo, l’ingiuria degli oppressori, la villania dei superbi, gli spasimi dell’amore disprezzato, le lungaggini della giustizia, l’arroganza dei potenti e gli sfregi che subisce dagli indegni l’umiltà dei meritevoli, se è possibile liberarsene da sé con un solo colpo di lama?

Chi mai vorrebbe portare sudando e gemendo il fardello di una logorante esistenza, se la paura di qualcosa oltre la morte

– l’inesplorato mondo da cui nessun viandante fece mai ritorno –

non trattenesse la nostra volontà, facendoci preferire i mali presenti ad altri che non conosciamo?

E’ così che la coscienza ci rende codardi;

così l’incarnato della risolutezza si fa pallido roso dalla riflessione.

Anche le più alte e generose imprese vanno a finire nel nulla e perdono il nome stesso di azioni.

 

Teneri! Voi coricate l’amore sui violini.

Il rozzo sui timballi corica l’amore.

Ma come me non potete slogarvi, per essere labbra soltanto da capo a piedi! 

Venite a istruirvi dal salotto, vestita di batista, decente funzionaria dell’angelica lega, voi che sfogliate le labbra tranquillamente come una cuoca le pagine del libro di cucina. 

Se volete, sarò rabbioso a furia di carne, e, come il cielo mutando i toni, se volete, sarò tenero in modo inappuntabile, non uomo, ma nuvola in calzoni!

Volete stuzzicarmi? Meno delle copeche d’un pitocco sono gli smeraldi delle vostre follie.

Ricordate! Perì Pompei quando esasperarono il Vesuvio!

Ehi! Signori! Dilettanti di sacrilegi, di delitti, di massacri, avete visto mai ciò che è più terribile: il viso mio quando io sono assolutamente tranquillo?

E sento che l’io per me è poco.

Qualcuno da me si sprigiona ostinato. 

Allô! Chi parla? Mamma? Mamma! Vostro figlio è magnificamente malato! Mamma!

Ha l’incendio del cuore. Dite alle sorelle Ljuda e Olja ch’egli non sa più dove salvarsi.

Ogni parola, persino ogni burla ch’egli vomita dalla bocca scottante si butta come nuda prostituta da una casa pubblica che arde. 

Gli uomini annusano: odor di bruciato!

Raccozzano dei tipi strani. Rutilanti! Con gli elmi!

A che scopo quegli stivaloni!

Dite ai pompieri: sul cuore ardente ci si arrampica con le carezze».

Nobili romani! Amici, concittadini romani!

Prestatemi orecchio.

Sono venuto a seppellire Cesare, non a farne l’elogio.

Il male che un uomo fa, gli sopravvive, il bene, spesso,  resta sepolto con le sue ossa.

E così sia di Cesare.

Il nobile Bruto vi ha detto che Cesare era ambizioso:

se lo era, ebbe grave colpa; e Cesare l’ha gravemente scontata.

Qui, col beneplacito di Bruto e degli altri – che Bruto è un uomo d’onore, e anche gli altri, tutti uomini d’onore – sono venuto a parlare al funerale di Cesare.

Fu un mio amico, leale e giusto con me.

Ma Bruto dice che era ambizioso: e Bruto è uomo d’onore.

Egli portò un gran numero di prigionieri in Patria, a Roma, che empirono col prezzo del riscatto le casse dell’erario; fu questa, forse, in Cesare ambizione? Quando vedeva piangere un pezzente, Cesare lacrimava: sembrerebbe, l’ambizione, di ben più dura scorza.

Ma Bruto dice – e Bruto è uomo d’onore – che era ambizioso.

Tutti vedeste come per i Lupercali tre volte gli offersi la corona di re ed egli per tre volte la respinse: è ambizione questa?

Eppure Bruto dice  che Cesare era ambizioso, e Bruto è, lo sappiamo, un uomo d’onore.

Non parlo io già per contestare quello che Bruto ha detto; sono qui per dire soltanto quello che so.

Tutti lo amaste un tempo; e non senza motivo.

Quale motivo vi impedisce oggi di piangerlo? O senno,tu sei fuggito tra le bestie brute e gli uomini hanno perduto il bene dell’intelletto!

Scusate, il mio cuore è lì, con Cesare, in quella salma.; devo interrompermi finché non sia tornato in me.

 

 

 

ORAZIO. Avete letto Aristotile?
LELIO. Per dirla, non l’ho letto, ma ho sentito a dire
così.
ORAZIO. Vi spiegherò io cosa dice Aristotile. Questo
buon filosofo intorno alla commedia ha principiato a
scrivere, ma non ha terminato, e non abbiamo di lui,
sopra tal materia, che poche imperfette pagine. Egli
ha prescritta nella sua poetica l’osservanza della scena stabile rispetto alla tragedia, e non ha parlato dellacommedia.

Vi è chi dice, che quanto ha detto della
tragedia si debba intendere ancora della commedia, e
che se avesse terminato il trattato della commedia,
avrebbe prescritta la scena stabile. Ma a ciò risponde-
si, che se Aristotile fosse vivo presentemente, cancel-
lerebbe egli medesimo quest’arduo precetto, perché
da questo ne nascono mille assurdi, mille impro-
prietà, e indecenze. Due sorti di Commedia distin-
guo: «commedia semplice», e «commedia d’intrec-
cio». La commedia «semplice» può farsi in iscena
stabile. La commedia d’»intreccio» così non può farsi
senza durezza, e improprietà. Gli antichi non hanno
avuta la facilità, che abbiamo noi di cambiar le scene,
e per questo ne osservano l’unità. Noi avremo osser-
vata l’unità del luogo, semprecché si farà la commediain una stessa città, e molto più se si farà in un’istessacasa;

basta che non si vada da Napoli in Castiglia come senza difficoltà solevano praticar gli Spagnuoli, i
quali oggidì principiano a correggere quest’abuso, e a
farsi scrupolo della distanza, e del tempo. Onde con-
cludo, che se la commedia senza stiracchiature, o im-
proprietà può farsi in iscena stabile, si faccia; ma se
per l’unità della scena, si hanno a introdurre degli as-
surdi; è meglio cambiar la scena, e osservare le regole
del verisimile.

 

1.FIGLIO: mamma, papà, raccontatemi una favola magica del Patatone Rosa !!!
2.PAPA’: Un, due, tre,
è magia, non è un giochetto.
3.MAMMA: Settott, ventire,
ora dai, dammi un bacetto.

4.PAPA’: Il Patatone Rosa viene chiamato per districare un caso irrisolvibile…. Sale sulla sua vecchia Due Cavalli verde, indossa gli occhiali da pilota e gira la chiave per accendere il motore.
5.PATATONE ROSA: ….Po po po po … po po po po… Poffarbacco !!! E’ sempre un po' dura ad accendersi ,,,,po po po po …ma ci penso io a farla partire !!! … Po po po po…. po..popo..po….
6.MAMMA: il Patatone Rosa insiste per qualche minuto, dando qualche botta sul cruscotto ……..fino a quando…..
7.PATATORE ROSA: po po po po ….. po po po po …. WROOM !!! WROOM !!! WROOM !!! Si è accesa !!!!
8.PAPA’: le vibrazioni del motore scuotono la Due Cavalli verde ….. il Patatone Rosa sobbalza e saltella sul sedile ….. Scoppiettando e borbottando l’ auto accelera sulla strada….
9.PATATONE ROSA: ….PUM PO… PUM PATA PATA PUM … PUM PUM ……
10.MAMMA: La Due Cavalli accelera e vibra sempre più …Il Patatone Rosa spinge il grande bottone rosso situato al centro del cruscotto…. si aprono le ali … …e l’ automobile si stacca dal suolo…
11.PATATONE ROSA: … Wuoohhhh , …. decollo !!! …. volo !!!!!
12.PAPA’: Il Patatone Rosa sale alto nel cielo …le case si fanno piccole…. le persone non si vedono più…sotto vede i campi ….rettangoli di varie misure …. grandi…più piccoli…. Un campo attaccato all’ altro…alcuni di colore verde scuro…altri marrone chiaro…altri giallo paglierino…. Vede i boschi ….. E le strade… di colore chiaro….dritte …che passano in mezzo ai campi…in mezzo alle case… che fanno curve….. a destra……a sinistra….
13.MAMMA: poi vede le colline che salgono ….i laghi incastonati tra le montagne………. Infine …. il MARE !!!! …. Vola sopra a tanta acqua di un azzurro turchese bellissimo …. un azzurro mai visto prima……..Soltanto mare sotto di lui….. Illuminato da un sole splendente e preceduto da un simpatico gabbiamo che gli indica la strada, il Patatone Rosa, dopo qualche ora di volo, arriva in Regno d’Arabia ….. e atterra sulla pista dell’ aeroporto.
14.PATATONE ROSA: Tumbh…tu tu ….pu . tu tu …po po po …
15.PAPA’: ferma la sua Due Cavalli…..
16.PATATONE ROSA: Hiiii….
17.MAMMA: spenge il motore.
18.PATATONE ROSA: ….Po. Po ..Po ..…bru ….bru ………bru …poff…
19.PAPA’: e scende…… Il Principe arabo, vestito con una elegante tunica e copricapo bianchi, gli va incontro per salutarlo…seguito dal grasso capo delle guardie e una ventina di soldati. Gli fa un inchino e lo saluta….
20.PRINCIPE ARABO: Ala ma la ael !!!
21.PAPATONE ROSA: Salve, sono il Patatone Rosa. Mi avete chiamato ?
22.PRINCIPE ARABO: Le me la al !!! Si, L’ ho chiamata per chiedere il suo aiuto.
23.PATATONE ROSA: per dindirindina, sono a Sua disposizione !!!
24.MAMMA: il principe arabo invita il Patatone Rosa a salire sul cammello per andare al Palazzo Reale……… In fila indiana, in groppa ai Cammelli, Il Patatone Rosa, il Principe arabo e le sue guardie si incamminano nel deserto……….. Sabbia…tanta sabbia, ovunque… finissima, chiarissima…..Il clielo senza nuvole….Una luce accecante…Un sole cocente…caldo…. tanto caldo…..CALDISSIMO !!!!! In testa alla carovana, il grasso capo delle guardie, con fare sicuro….
25.PATATONE ROSA: Perbaccolina !!!…qui fa proprio caldo !!!
26.PAPA’: dopo circa un ora di cammino, arrivano ad un oasi….. Ci sono Palme …diverse tende… pozze d’ acqua…. Tanti sono gli animali che la abitano: Cammelli, dromedari….. struzzi….volpi…gazzelle…antilopi… leopardi…gatti della sabbia….fenicotteri…. coloratissimi uccelli….e altri ancora… Scendono dai Cammelli e gli viene offerto un thè caldo….
27.PATATONE ROSA: eh bhu…Poffarbacco !!!! Questo thè è buonsissimo e dissetante !!! Non pensavo di gradire un thè caldo con questa afa….
28.MAMMA: presto risalgono sui cammelli e poco dopo giungono a Palazzo Reale.
29.PAPA’ : il Palazzo reale è Maestoso… …Magico…. Suntuoso. Un’ opera d’ arte in mezzo al deserto…. Di colore bianco …con tanti archi e con guglie di colore blu e oro sul tetto. Il pavimento esterno è rivestito da piccolissime piastrelle a mosaico che formano stupendi disegni di tutti i colori dell’ arcobaleno.
30.MAMMA: è’ circondato da palme altissime, piene di succulenti noci di cocco e da piccoli caldi laghetti. Bellissimi pesci nuotano all’ interno di meravigliose fontane che spruzzano allegri zampilli d’ acqua. Grandi pavoni, girando tra i viali, fanno i fanatici ruotando la loro coda, …..Donne e uomini vestiti con tuniche e copricapi bianchi camminano di qua e di là ….. Si sente una musica araba in sottofondo.
31.PAPA’: il Patatone Rosa rimane sbalordito …a bocca aperta….Tanto che una mosca gli entra in gola…e lui prontamente la sputa…
32.PATATONE ROSA: uh…em…oh…. Caspitolina…..… è magnifico !!!!
33.MAMMA: Il Sultano, papà del Principe, con un inchino da il benvenuto all’ ospite.
34.SULTANO: Ala ma la ael !!! ….Benvenuto nel Regno d’ Arabia Sig. Patatone Rosa ….. E’ un piacere per me conoscere il detective più famoso del mondo !!!
35.PATATONE ROSA: bob…eh.. bubb… uh.. non dica così…. è un piacere anche per me Sig. Sultano !!!
36.SULTANO: le presento mia moglie.
37.SULTANA: Ala ma la ael !!! Siamo felici che abbia accettato il nostro invito e la ringraziamo per la sua gentile disponibilità.
38.PATATONE ROSA: …non c’è di che ….spero di riuscire a risolvere il caso….
39.PRINCIPE ARABO: ne siamo tutti certi.
40.SULTANA: Questa è nostra figlia, la Principessa Jasmine.
41.PATATONE ROSA: eh.. bubb ….lieto di conoscerla Principessa.
42.PRINCIPESSA ARABA: Ala ma la ael !!! Benvenuto, aspettavo con impazienza il suo arrivo !!!! Le presento il Gran Visir del Regno.
43.GRAN VISIR: sono felice di conoscerla Sig. Patatone Rosa. Qualsiasi sua richiesta sarà per me un ordine.
44.PATATONE ROSA: grazie mille per la sua gentilezza.
45.GRAN VISIR: Sarà stanco del lungo viaggio… il Maggiordomo di Palazzo l’ accompagnerà alla sua stanza dove si potrà riposare un po' prima della cena.
46.MAGGIORDOMO DI PALAZZO: Le me la al !!! Sono a sua completa disposizione. Mi segua, prego.
47.PATATONE ROSA: grazie mille.
48.PAPA’: la stanza dell’ ospite è incantevole. Al terzo piano, grandissima, molto fresca….pavimento di marmo chiaro, pareti affrescate da disegni di uccelli, paesaggi marini, dune del deserto….
49.MAMMA: un letto a baldacchino in legno scuro, molto grande, alto da terra e con un materasso sofficissimo…. tende di pura seta ai lati e alle finestre, da cui si vedono le case del Regno…
50.PAPA’: Il Patatone Rosa si fa una doccia e poi con una gran rincorsa si tuffa sul morbido lettone, addormentandosi di colpo. Qualche ora dopo la cena in onore del loro ospite è pronta. Ci sono musiche, odalische che ballano la danza del ventre, giocolieri, cantanti, fuochi d’ artificio.
51.MAMMA: La Principessa araba spiega al Patatone Rosa il motivo della loro richiesta d’ aiuto.
52.PRINCIPESSA ARABA: carissimo Patatone Rosa, le abbiamo chiesto di venire qui perché il Regno, da qualche settimana, ha un grosso problema.
53.PATATONE ROSA: eh hu. mmh... che problema esattamente ?
54.PRINCIPESSA ARABA: qualche mattina fa ci siamo svegliati e, come d’ incanto, tutti i giocattoli, tutti i giochi dei bambini del Regno erano svaniti.
55.PATATONE ROSA: per la barba di mio nonno !!!! Non credo alle mie orecchie, può ripetere ?
56.PRINCIPESSA ARABA: al risveglio, i giocattoli di tutti i bambini, i giocattoli nei mercati, i giochi nei parchi…. non c’ erano più….. TUTTI SCOMPARSI…..E nessuno sa che fine hanno fatto !!!!
57.PATATONE ROSA: ullallallah !!!! Non si è mai sentita una cosa del genere , un bel mistero !!!
58.PRINCIPESSA ARABA: Patatone Rosa, abbiamo cercato di capire come sia successo ma non sappiamo cosa pensare…..
59.PATATONE ROSA: Caspitolina….poveri bambini !!!….
60.PRINCIPESSA ARABA: sono tutti in lacrime…. La prego ci aiuti …..
61.PATATONE ROSA: ehm…buh.. oop… farò del mio meglio…..
62.PRINCIPESSA ARABA: sono certa che lei riuscirà a risolvere il caso….. Le dono questo anello….la leggenda narra che la Fatina del Cuore aiuterà il possessore dell’ anello nel momento del bisogno…… ma solo se il possessore è una persona con il cuore buono….
63.PATATONE ROSA: ehm…bum…mmm !!! Grazie Principessa Jasmine.
64.PAPA’: la mattina successiva, La Principessa e il Principe accompagnano il Patatone Rosa a visitare la Medina, la città vecchia del Regno.
65.MAMMA: gli fanno visitare gli asili, dove non c’è più alcun giocattolo. Poi si recano al parco giochi dove sono sparite le altalene, non ci sono più i dondoli, ne’ gli scivoli….non c’è più alcun gioco.
66.PAPA’: poi si dirigono al mercato, al GRAN SUK, dove tutti i venditori di giocattoli hanno le bancarelle vuote.
67.MAMMA: mentre camminano tra i banchi, affollati di gente, una bambina vestita di stracci, lo tira da parte e gli fa segno di seguirla. Di corsa lo porta fuori dal Suk e gli chiede se lui è il detective chiamato dal Sultano per risolvere il caso dei giocattoli scomparsi.
68.PAPA’: il Patatone Rosa annuisce e la bambina lo invita a salire su un carretto trainato da un asino. Durante un breve tragitto, la bambina si presenta. Si chiama Jamila.
69.MAMMA: arrivano all’ imbocco di una caverna, poco distante dal Suk. L’ entrata, seminascosta dalla vegetazione, è ostruita da alcuni grandi massi franati nel corso dei secoli.
70.PAPA’: Jamila spiega che, qualche notte fa, uscita di casa per andare a cercare il suo gatto, ha visto un mago di fronte alla grotta…. Pronunciando una parola magica, una grossa roccia si è spostata…e lui è entrato.
71.MAMMA: lei ha intravisto da fuori che la grotta era piena di giocattoli !!!! terrorizzata, è scappata a casa …. ma non ne ha mai parlato con nessuno, nemmeno con i suoi genitori…perché ha tanta paura.
72.PAPA’: Il Patatone Rosa la ringrazia e la saluta…. Ritorna al mercato con un mercante di stoffe che gli da un passaggio sul suo cammello…. Al mercato, tutti sono preoccupati della sua assenza.
73.MAMMA: lui spiega che si era perso tra la folla….. Poi, ritornano al Palazzo Reale. La sera, Il Patatone Rosa confida, alla Principessa e al Principe, che al mercato ha sentito parlare di una storia che lui vorrebbe verificare e chiede di poter fare, dopo la cena, una visita in un posto vicino alla Medina.
74.PAPA’: …Il principe chiama subito il grasso Capo delle guardie per far preparare due cammelli ….e vanno… Arrivati all’ entrata della grotta, si nascondono tra gli arbusti, in silenzio.
75.MAMMA: Comincia a fare buio, cala il silenzio…. l’ afa si placa….nell’ aria profumo di spezie e incenso….il cielo si accende di stelle, luccicanti come grossi diamanti …. La luna, vicinissima e splendente, curiosa,…guarda cosa sta accadendo.
76.PAPA: arriva il mago…. E’ di fronte all’ entrata della grotta. Si guarda intorno e, assicuratosi che non c’è nessuno, pronuncia - con convinzione e tono fermo - la parola magica…
77.MAMMA: ABRA…CADABRA !!! ……una grossa roccia si sposta e il mago entra nella grotta… i quattro sbucano fuori e veloci entrano anche loro….un attimo prima che la roccia si richiuda….
78.PAPA’: …..All’ interno….. tutti i giocattoli del Regno !!!! …. Il mago si accorge della loro presenza …. …Il grasso capo delle guardie sguaina la spada…..ma lui tira fuori la sua bacchetta magica, la rotea in alto e poi la punta sull’ uomo … tarsformandolo in un…. grasso rospo rosso.
79.MAMMA: Il Principe e la Principessa si presentano e chiedono spiegazioni. Il mago non risponde, di nuovo alza la bacchetta magica, la rotea e …in quel momento sbuca fuori, dall’ anello del Patatone Rosa, la Fatina del Cuore ….che chiede al Mago…
80.FATINA DEL CUORE: chi sei ?
81.MAGO GIOCATTOLO: sono Il Mago Giocattolo !!!! …. e tu chi sei ?
82.FATINA DEL CUORE: sono la Fatina del Cuore …. Perché hai preso i giocattoli dei bambini del Regno ?
83.MAGO GIOCATTOLO: li ho presi per regalarli ai bambini poveri del mondo.
84.PATATONE ROSA: per dindirindina !!!!
85.FATINA DEL CUORE: come ?
86.MAGO GIOCATTOLO: …si, per regalarli a tutti i bambini del mondo, con genitori che non hanno i soldi per comperarli.
87. FATINA DEL CUORE: mah…. allora tu non sei un Mago cattivo !!!! Sei un Mago buono !!!
88.PATATONE ROSA: propongo un patto !!!
89.MAGO GIOCATTOLO: che patto ?
90.PATATONE ROSA: la Principessa e Il Principe si impegneranno a fabbricare giocattoli per i bambini poveri del mondo, senza chiedere soldi e Il Mago Giocattolo, in cambio, restituirà tutti i giocattoli presi ai bambini del Regno d’ Arabia…….e non li prenderà mai più in futuro !!!!
91.MAGO GIOCATTOLO: uhmmmm…..
92.PATATONE ROSA: Principessa, Principe: voi siete d’ accordo ?
93.PRINCIPESSA ARABA: d’ accordo.
94.PRINCIPE ARABO: d’ accordo.
95.MAGO GIOCATTOLO: (con tono da mago padrone del mondo) ….uhmmmm…… E sia !!!!!!
96.PAPA’: Mago Giocattolo, guardando negli occhi tutti i presenti, sorride…. rotea la bacchetta magica in alto e scompare in un vortice magico …..che risucchia con se anche tutti i giocattoli che erano dentro la caverna.
97.MAMMA: La Fatina del Cuore, con un piccolo saluto con la mano….Pufff !!! …..rientra nell’ anello.
98.PAPA’: Il Patatone Rosa pronuncia la parola magica: ABRA…CADABRA !!! La grossa roccia si sposta e tutti escono dalla Caverna.
99.MAMMA: al Palazzo Reale, il sultano e la sultana vedono ritornare i loro figli, il Patatone Rosa e….un grasso rospo rosso.
100.PAPA’: la mattina successiva, come d’ incanto, tutti i giocattoli spariti ritornano al loro posto, con estrema gioia di tutti i bambini del Regno d’ Arabia !!!
101.MAMMA: anche Jamila, al risveglio, trova una bellissima bambola affianco a lei….
102.PAPA’: tutta la famiglia reale ringrazia il Patatone Rosa ….
103.MAMMA: lui dice che non ha fatto nulla di straordinario e restituisce l’ anello magico alla Principessa dicendo che è più utile a lei.
104.PAPA’.…e riparte per tornare a casa….
105. PATATONE ROSA: po po po po ….. po po po po …. WROOM !!! WROOM !!! WROOM !!!
106. MAMMA’: ai bordi della pista dell’ aeroporto ci sono tutti i bambini del Regno che, felicissimi, lo salutano !!!!! ….
107.PAPA’: C’ è anche il grasso rospo rosso che saluta…… (chi vincerà il contest “saluto del grasso rospo rosso” ??? ????)
108.MAMMA: e tutti vissero felici e contenti.
FINE

 

I poveri erano così tanto poveri
che presero la loro fame
e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi,
i ricchi che nella vita avevano mangiato di tutto,
dal caviale ripieno all'ossobuco di culo di cane allo spiedo.
Però la fame dei poveri in bocca non l'avevano assaggiata mai,
così i ricchi se la comprarono.
La pagarono bene e i poveri furono contenti
e per un po'... per un po' tirarono avanti.
Poi i poveri tornarono ad essere poveri,
così allora i poveri presero la loro sete
e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi,
i ricchi che nella vita avevano bevuto di tutto,
avevano bevuto dal Brunello al Tavernello,
però la sete dei poveri in bocca non gli era passata mai.
Così allora i ricchi se la comprarono e la pagarono bene
e i poveri ne furono felici.
Per un po' tirarono avanti.
Ma poi i poveri tornarono ad essere poveri, più poveri di prima.
Così allora i poveri presero la loro rabbia,
che i poveri di rabbia ce ne avevano assai, ce ne avevano.
Allora i poveri presero la loro rabbia
la misero in bottiglia e se la andarono a vendere.
Se la comprarono i ricchi.
I ricchi che... sì, pure i ricchi un po' nella vita erano stati arrabbiati,
mica no!
Ma erano piccole cose, conflitti generazionali,
roba da ormoni, rodimenti di culo, insomma.
Ma la rabbia, proprio la rabbia dei poveri
i ricchi non l'avevano provata mai.
Così allora se la comprarono e la pagarono anche bene.
I poveri furono felici e per un po' tirarono avanti.
Ma poi i poveri tornarono ad essere poveri.
Allora i poveri si vendettero tutto,
la coscienza di classe, la violenza, l'insubordinazione,
la cultura, la musica, le parole,
la letteratura, la memoria,
tutto si vendettero i poveri, tutto.
E i ricchi accumulavano.
Nelle loro cantine i ricchi
ormai avevano migliaia, milioni di bottiglie
e accanto ai baroli muffiti, muffati, passiti, moscati
ci stavano bottiglie e in quelle bottiglie
ci stava tutta la cultura dei poveri, ci stava la rabbia dei poveri
dai sanculotti fino ai braccianti di Di Vittorio nel foggiano,
fino ai nuovi braccianti, i pummarò nell'Agropontino
piuttosto che i braccianti rumeni, senza parlare di quelli in Calabria,
quelli che vanno a lavorare e a morire nei cantieri
per dieci euro al giorno.
In quelle bottiglie, in mezzo alle altre bottiglie,
nella cantina dei ricchi,
ci stavano bottiglie piene dell'orgoglio dei poveri,
dell'orgoglio dell'aristocrazia operaia
che aveva fermato i tedeschi nel '42, nel '43, nel '44 e nel '45,
l'aristocrazia operaia che aveva conquistato lo Statuto dei Lavoratori nel 1970, il superamento del cottimo,
fino all'orgoglio dei lavoratori precari,
che erano precari, però pure loro l'orgoglio ce l'avevano.
In quelle bottiglie c'era di tutto,
c'era lo stupore, la meraviglia dei poveri,
degli zapatisti che proprio in questi giorni,
a marzo, però di sette anni fa,
entrarono chi a cavallo, chi col somaro,
la maggior parte a piedi a Città del Messico.
In quelle bottiglie c'era tutta la cultura dei poveri,
tutto dei poveri.
I poveri tutto si erano venduti.
E alla fine i poveri diventarono così tanto poveri
che presero pure la loro povertà,
la misero in bottiglia e se la vendettero.
La comprarono i ricchi.
I ricchi che nella vita tutto erano stati, fuorché poveri.
E adesso volevano essere così tanto ricchi
da possedere pure la miseria dei miseri.
Allora quando i poveri diventarono così tanto poveri
da non possedere più nemmeno la loro povertà,
i poveri si armarono e non di coltello e forchetta
bensì di fucili e pistole,
perché la rivoluzione non è un pranzo di gala,
la rivoluzione è un atto di violenza.
Allora i poveri armati andarono fino al palazzo
arrivarono al palazzo e lì c'era il podestà
affacciato al balcone, alla finestra,
il podestà serio che li guardava.
I poveri erano armati ma rimasero fermi, immobili.
Non fecero niente.
Perché senza la rabbia, senza la fame,
senza la sete, senza l'orgoglio,
senza la coscienza di classe non si fa la rivoluzione.
Così allora il podestà scese in cantina
e tra le tante bottiglie che aveva comprato dai poveri
ne prese una, una soltanto,
era la libertà, quella loro, dei poveri,
che si era comprato tanto tempo prima.
La prese e la riconsegnò ai poveri.
E i poveri stapparono la bottiglia.
E adesso con quella libertà
i poveri potevano farci un partito, per dire.
Potevano farci un circolo,
potevano farci una bandiera,
un inno, una canzonetta.
Però ci fecero poco e niente,
perché la libertà da sola non serve a niente.
Così allora il podestà si cercò nelle tasche
e trovò un pacchetto di caramelle alla menta.
Lo prese e regalò quelle caramelle ai poveri
e i poveri da quel giorno tornarono ad essere liberi,
liberi di succhiare mentine.

[Ascanio Celestini]